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domenica 3 marzo 2013

83. 12 luglio 1996 - PATTI SMITH


Villa Arconati
Bollate (Milano)
Prezzo: 35000 Lire
Posizione: 1° fila
Sold-Out: No
Pubblico: 1000 pc




C'è una tipologia di concerti, un genere molto preciso, che è in assoluto il peggiore di tutti: quello dei live per cui daresti via l'anima per poter vederli una volta nella vita e che (con ogni probabilità) sai che non vedrai mai. Ci sarebbe anche quello dei concerti che aspetti da una vita, di artisti che adori, e che ti deludono a morte: ma a me non è mai capitato (non 'a morte' almeno) e quindi per il sottoscritto la categoria peggiore rimane la prima.

Archiviata la pratica Pat Benatar, dove però ci ho messo tanto del mio, andando negli USA, in questa black-list (la mia personale) da alcuni anni vincono indisturbati i Tears For Fears, che fanno tour solo in Brasile e nelle Filippine, tanto per rendere le cose più facili e comodamente accessibili.

Tornando all'oggetto del post, Patti Smith faceva parte di quella manciata di artisti che non avrei mai pensato di vedere dal vivo neanche nei miei sogni.
Questo perché erano anni che la sacerdotessa del rock non calcava un palco (nulla di serio dal 1979) e non incideva uno straccio di canzone nuova. Almeno non da quello che sapevo io, che da anni mi nutrivo solo dei suoi classici anni '70.
Era una pratica più che archiviata. Sepolta.

Poi, un bel dì, io e G. scoprimmo con gioia, stupore e commozione che c'era una data, alle porte di Milano, in cui la nostra avrebbe cantato dal vivo e che, tra l'altro, stava per uscire un nuovo album.
Tutto faceva prevedere ad entrambi un evento magico. Ma non avevamo idea a cosa avremmo avuto la fortuna e il privilegio di assistere.

L'ho già detto nei post precedenti: in epoca pre-internet l'acquisto dei biglietti, soprattutto se numerati, era una questione sì per professionisti, ma nel calcolo delle probabilità di avere un buon posto che non fosse a chilometri dal palco, c'erano variabili sensibili quali: dove andavi a comprarlo (le poltrone venivano suddivise tra le prevendite), che rapporti avevi col venditore e, ovviamente, la velocità e la precisione con cui ci si presentava coi contanti al momento dell'uscita dei biglietti.
Qualcosa non funzionò a quel giro, non so quale ingranaggio si inceppò, ma i nostri due posti numerati erano tutt'altro che invidiabili: diciamo nell'ultimo terzo. Non le ultime file, ma non molto lontano da queste...
Chi è stato al Festival di Bollate sa che si tratta di una location che non manca di fascino: i concerti si svolgono in un grazioso giardino e dietro al palco si staglia, a poche decine di metri, il castello illuminato. Le tre volte che ho avuto occasione di andarci la platea ha sempre avuto la stessa forma e dimensione: un rettangolone più lungo che largo. L'area posteriore era sempre leggermente rialzata rispetto a quella anteriore e quindi una buona visione era garantita anche se non si era a pochi metri. Ma le distanze erano comunque notevoli ...

Seduti ai nostri posti, ci guardavamo silenziosamente insoddisfatti delle decine di file fitte di umanità che ci separavano da lei.
Cominciai con le perlustrazioni. Un classico quando la posizione acquisita non mi soddisfa: mi aggiro lentamente, senza una particolare meta, e rifletto. Osservo e rifletto. Una tecnica che mi ha dato alcune grandi soddisfazioni, di cui una clamorosa in un concerto parigino nell'estate 2004...

Poco prima che tutto avesse inizio notai qualche timida mossa di alcuni giovani spettatori con l'obiettivo di sedersi nell'ampio spazio che divideva la prima fila dalle transenne. Prendemmo i posti appena in tempo: il trend esaurì lo spazio disponibile in pochi secondi.
Con l'ansia che venisse la security per ricacciarci ai nostri posti attendevamo l'inizio del concerto con una certa ansia.

Le luci si spensero senza problema alcuno, e da quel punto in poi fu pura magia.

Da sempre cito questo concerto come uno dei più live più belli ed emozionanti a cui io abbia la fortuna di assistere.

Tutti si alzarono in piedi immediatamente, noi ci aggrappammo saldamente alle transenne, trascinati dall'energia esplosiva della cantautrice e dal ritmo reggae di Redondo Beach, che aprì il concerto.
Tra classici che non potevano non commuovere e far urlare di gioia i tanti fan che la aspettavano da quasi due decenni, posso dire di essere soppravvissuto a tre possibili infarti potenzialmente mortali:
1. Ghost dance. Non ci potevo credere. Non avrei mai immaginato l'avrebbe cantata: fu come essere catapultato negli anni '70, un momento di una intensità che fatico a raccontare.
2. When doves cry. Non so se mi spiego: Prince, interpretato da Patti Smith.

...E poi sul palco salì lui, camicia hawaiana e cappello cowboy in testa: Michael Stipe.
Non so se gli altri lo sapessero, di sicuro non lo sapevo io. Strabuzzai gli occhi incredulo, chiedendo conferma a G. che non fossi impazzito e che il chitarrista (???) dall'altra parte rispetto a dove ci trovavamo noi, fosse davvero il leader dei R.E.M.
Era indiscutibilmente lui.
Ci misi poco a prendere la mia decisione: cominciai a fendere la folla senza troppi complimenti, per raggiungerlo all'altra estremità del palco, e ci riuscii.
Urlai il suo nome non so quante volte per rubargli anche solo uno sguardo, che però non arrivò mai.
Ma pazienza: ero felice.

Felice di avere avuto la fortuna di essere lì, in quel momento, felice che tutto fosse andato per il verso giusto, senza alcun intoppo anzi, molto meglio di quanto preventivato. E poi l'emozione rara e l'energia che fluiva naturalmente da Patti Smith, dalla sua voce, dalle sue movenze.

Tutto si chiuse con i classici che tutti volevano cantare a squarciagola: People Have The Power, Gloria e ovviamente, Because The Night.
Non fu però necessario aspettare la fine del concerto per sapere con assoluta certezza di aver assistito ad un momento irripetibile.

E se proprio devo fare la classifica lo metto tra i 5 concerti più importanti della mia vita. Fine.


Visto con: G.
Scaletta: Redondo Beach / Wicked Messenger / Smoke On the Water / Free Money / Ghost Dance / Beneath the Southern Cross / Wing / Dancing Barefoot / Summer Cannibals / Hands of Faith (Lenny) / When Doves Cry-Ain’t it Strange / About a Boy / Wild Leaves / People Have the Power / Gone Again / Because the Night / Land-Gloria / Farewell Reel

sabato 2 marzo 2013

82. 28 giugno 1996 - FESTIVAL SONORIA

Parco Acquatica (MI)
Con: Saturnino / Ustmamò / Dave Mattews B. / Babylon Zoo / Casinò R. / Neneh Cherry (1h15')
Prezzo: 25000 Lire
Posizione: 1° fila
Sold-Out: No
Pubblico: ?



Non ricordo molto di questa lunga giornata di concerti. 
Certo è che a riguardare oggi la scaletta non stupisce che dopo un paio di edizioni il festival Sonoria abbia chiuso i battenti ... un ricordo indelebile è che durante SpaceMan (qualcuno se la ricorda?) c'era un caldo insopportabile e il buon Babylon Zoo, ignorato da tutti sino a qualche secondo prima, con la sua mise tipo bramino indiano, raccolse l'attenzione e i cori di tutti i (a dire il vero, molto pochi) presenti.
Se non doveste ricordarvela, o se volete riascoltare una hit anni '90, ve la ripropongo:


babylon zoo - spaceman di kareem93 


Io ero lì, in prima fila, per Neneh. Ovvio.
Lei era divertita e leggermente scazzata. Noi esaltati.
Gli altri? 
Saturnino: mah, che dire... non pervenuto.
Ustmamò: immagino di essermi divertito, come potrebbe altrimenti? Peccato non ricordi nulla.
Dave Mattews Band: idoli in patria, (quasi) sconosciuti dalle nostre parti. Concerto coinvolgente.
Babyloon Zoo: già detto.
Casinò Royale: io riflétto.
Neneh Cherry: amore senza se e senza ma.

Ho detto tutto. Nulla a che vedere con l'edizione dell'anno successivo. Andiamo oltre...



Visto con: Gabri

martedì 27 novembre 2012

77. 14 aprile 1996 - CSI

Fillmore (Cortemaggiore, PC)
Durata: 2h 30'
Prezzo: 25000 Lire
Posizione: 1° fila
Sold-Out: No
Pubblico: Pieno








 
Ci sono stati artisti e band che sono passati in una stagione, altri a cui sono sentimentalmente legato e altri ancora che mi hanno condizionato, nelle scelte, nelle amicizie e negli umori.
I CSI fecero parte di quest'ultima categoria.

L'inizio dell'intensa storia tra noi fu un tantino travagliata: come accade a volte (a me accadeva) mi ritrovai alla metà degli anni '90 che una buona parte degli amici che frequentavo assiduamente seguisse con un misto di adorazione e misticismo, la band che era nata dalle ceneri dei CCCP.
Astrid, capofila dei CSIentusiasti, incapace di accettare la mia riluttanza ad ascoltare il verbo di Giovanni Lindo, mi preparò una cassetta che rimase a prendere il sole sulla finestra di camera mia per diversi mesi prima che, un po' stufo di questa continua glorificazione e un po' curioso di capire se davvero valessero le parole che venivano spese per loro, un weekend di sole presi l'audiocassetta e la misi nello stereo.
Sì, sono certo fosse un weekend di sole: a volte ci si ricorda dettagli a dir poco irrilevanti.

Non credo di sorprendere nessuno nel dire che rimasi abbastanza colpito: a 24 anni, con una discreta cultura musicale, mi imbattevo per la prima volta in testi in italiano di tale impatto emotivo, con suoni in grado di supportare queste atmosfere a tratti cupe, evocative e mistiche.
La cassetta era In Quiete, il live acustico registrato per VideoMusic.

Recuperato Ko de mondo, il primo lavoro della band e in attesa dell'uscita di Linea gotica, organizzammo una breve trasferta nella provincia piacentina per tastare la valenza della band dal vivo. Qui la mia memoria vacilla perché avrei giurato che il mio primo live dei CSI fosse stato quello al Teatro Smeraldo: ma essendo separati da soli 8 giorni l'uno dall'altro, non mi stupisce che mi confonda.

L'atmosfera domenicale pomeridiana era esattamente quella che ci si poteva aspettare in un paesino come ce ne sono migliaia nella pianura padana emiliana: una sola strada centrale, con qualche portico, poche anime in giro e intorno solo campi.
Qualche osteria, buoni salumi e vino rosso che costa quasi come l'acqua. Il feeling era perfetto.
La location, il Fillmore, aveva una sua fama, quasi come il VOX di Nonantola: grandi artisti sono passati su quel palco. 
Credo sia stato un cinema-teatro in origine, perchè ne aveva la struttura e la platea era leggermente obliqua: infatti si vedeva (e si sentiva) benissimo.
Con quella atmosfera un po' da centro sociale (dato dal pubblico) dove il pubblico mostra quella noncuranza di chi sì è lì, ma potrebbe essere da qualunque altra parte e quindi in prima fila non ci si mette subito perché fa troppo fanatismo, mi diressi direttamente verso il palco, senza esitazione, prendendo possesso del mio posto che non avrei più abbandonato. Come accade quando i primi in discoteca vanno in pista a ballare, sbloccai la timidezza dei presenti che si riversarono sul resto della prima fila.

Sincero sincero? Del concerto in sè non mi ricordo nulla. Posso immaginare anche il perché, ma resta il fatto che il live dei CSI al Fillmore deve avermi parecchio colpito perché a questo ne feci seguire molti altri. Il primo ad una settimana di distanza ...  


Visto con: Gabri / Astrid

domenica 25 novembre 2012

76. 12 aprile 1996 - USTMAMO'

Leoncavallo (Milano) 
Durata: 1h 45' 
Prezzo: 7000 Lire 
Posizione: 1° fila 
Sold-Out:
Pubblico: Pieno 







Questo degli Üstmamò fu il mio primo vero concerto al Leo, come a Milano si usa (credo ancor oggi) chiamare il centro sociale più famoso d'Italia.
Diciamo il primo di una discreta serie, per un po' di anni.

La location era sotto parecchi punti di vista quanto di meglio si potesse desiderare: si entrava con sottoscrizione o con un pugno di lire, la birra era la più economica sul mercato e si potevano consumare naturalissime sostanze psicotrope ... sarebbe stato il paradiso, non fosse stato per un'acustica delirante, la mancanza di una 'capienza limite' (ne riparlerò quando arriveremmo ai concerti in loco dei Subsonica) e orari di inizio dei concerti demenziali (quando andava molto bene, quindi di rado, si partiva a mezzanotte).

I ricordi legati a quella serata sono fondamentalmente due: il primo legato alla band che, cenava tranquillamente nella mensa del Leoncavallo senza che nessuno, almeno per il tempo in cui li abbiamo visti noi, gli rivolgesse neanche uno sguardo. 
Il secondo invece mi riporta alla memoria la frustrazione, mia e del pubblico, che per l'ennesima volta vedevano il primo album degli Ustmamò relegato ad un mero ricordo, appena accennato nella scaletta: nemmeno un'intera platea che intona 'voglio 100 pecore e 1 montone' smosse la sensibilità di Mara Redeghieri & Co. che ci ignorarono bellamente, anche un po' infastiditi.

Memorabile ed emozionante fu invece (e siamo a 3 ricordi) l'esecuzione di Siamo i guerrieri della montagna, che ancor oggi non manca di commuovermi ad ogni ascolto.


Visto con: Gabri / Astrid / Debora 

giovedì 20 settembre 2012

75. 2 aprile 1996 - ALANIS MORISSETTE

Intellectual Intercourse Tour
Rolling Stone (Mi)
Durata: 1h 45'
Prezzo: 30.000 Lire
Posizione: Platea
Sold-Out:
Pubblico: Pieno









Non poteva che essere sold-out il primo concerto italiano della cantautrice australiana: il suo primo disco di successo internazionale, quel 'Jagged Little Pill' che ad oggi ha venduto diverse decine di milioni di copie, era stato il tormentone radiofonico e televisivo degli ultimi mesi.
'You Oughta Know' la si sentiva e vedeva ovunque.
In più la signorina un mese prima si era portata a casa un bel numero di Grammy Awards quindi, era abbastanza logico aspettarsi uno show carico.

E così fu: con le sue movenze disarticolate e i capelli sventolati ovunque il ricordo che mi è rimasto di quel concerto è quello di uno spettacolo carico, energico, caldo. Il pubblico, numerosissimo, era partecipe come se di fronte avesse un artista con una lunga storia usicale alle spalle.

Bello.

Alla fine del concerto mi sentivo pienamente appagato. Pensavo (e un po' ci credevo) che sarebbe stata la mia unica esperienza live con la cantautrice canadese. Ma come si sa, a volte le sorprese ai concerti (soprattutto nei festival musicali) sono sempre dietro l'angolo ...


Visto con: Gabri

Scaletta:  All I Really Want / Not the Doctor / Hand in My Pocket / Mary Jane / Head Over Feet / King of Intimidation / Forgiven / Perfect / Can't Not / You Oughta Know / Wake Up / No Pressure Over Cappuccino / Ironic / You Learn / We Will Rock You 

venerdì 17 agosto 2012

74. 29 marzo 1996 - OASIS

(What's the story) morning glory? tour
Supporter: Mao e la Rivoluzione
PalaLido (Mi)
Durata: 1h 20'
Prezzo: 30.000 Lire
Posizione: 2° fila
Sold-Out: Sì
Pubblico: Pieno


A volte pensi ad un concerto, ci vai con delle aspettative, la musica inizia e tutto cambia. A volte cambia in male, altre in bene. Ricordo precisamente lo spirito tiepido che mi accompagnava mentre mi avvicinavo al PalaLido.
Detestavo la location e anche se non si poteva dire mi avesse deluso, 'What's The Story (Morning Glory)' alle mie orecchie risultava un passo indietro rispetto a 'Definitely Maybe'. Allora non avevo idea di quanti ne avrebbero fatti, di passi indietro, da lì in poi, i due Gallagher ...
La leggenda narra che come per il primo show l'organizzazione, visto il sold-out immediato, avesse cercato di spostare il carrozzone dal Rolling Stone al PalaLido, anche in questa occasione si tentò di trasferire il tutto al PalaTrussardi o al Forum. Ma in entrambe i casi la band pose un veto che bloccò qualunque idea espansionistica: a quanto pare preferivano ancora riservarsi qualche live in venue più intime.
Fuori i bagarini facevano furore: mi arrivavano voci di biglietti venduti a 130.000 lire.
Noi ci eravamo comodamente seduti sugli spalti, in una posizione ottimale per vedere al meglio. Niente calca, corpi sudati, spintoni e gente che mi sveniva intorno: sarebbe stato un bel concerto visto comodamente con gli amici.
Questo avevo deciso sarebbe stato questo mio secondo live degli Oasis.
Poi successe una cosa che non avevo previsto. Lo show iniziò con una piega che non avevo previsto. Ma soprattutto: non avevo previsto che le prime tre canzoni della scaletta avrebbero avuto un effetto così dirompente sul sottoscritto
A bocca aperta, mentre ascoltavo Aquiesce, una delle mie b-side preferite di sempre, mi chiedevo cosa ci facessi sugli spalti. Un attimo per decidere: passai lo zaino ai miei amici, e dopo aver concordato un appuntamento per il fine concerto, mi buttai nella folla della platea.

E che folla.

Un blob informe e ondeggiante si muoveva intorno a me.
Mi produssi in quella che è stato uno dei recuperi più esaltanti della mia carriera di spettatore: con pazienza e arte in pochi minuti mi ritrovai in seconda fila. Ancora ricordo il colpo al cuore che fu riconoscere Masterpiece nel set acustico di Noel. E poi 'It's Better People', 'I Am The Walrus', 'Shakermaker'...
In quell'ammasso di persone fradice di sudore e adoranti, riuscivo ad apprezzare anche la sbruffonaggine di Liam, che in quel frangente mi sembrava toccare vette sino ad allora inviolate.

E come sempre accade, dopo un'ora e venti minuti, le luci si riaccesero. Io ero uno straccio, bagnato fradicio. Mi tolsi la camicia che era in uno stato pietoso e mi avviai verso il punto stabilito per riunirmi con gli altri.
In attesa di un altro concerto capace di prendermi e buttarmi in mezzo alla bolgia, potevo dirmi pienamente soddisfatto di quello che avevo visto e sentito. 


Visto con: (Sara / Gabri / Lele / Francesca)

Scaletta: The Swamp Song / Acquiesce / Supersonic / Hello / Some Might Say / Roll With It / Shakermaker / Morning Glory / Cigarettes & Alcohol / Champagne Supernova - Noel Gallagher's Acoustic Set: Whatever (Ending with Octopus's Garden) / It's Better People / Wonderwall - Rest of Electric Set: Don't Look Back In Anger / Live Forever / I Am the Walrus

sabato 24 settembre 2011

69. 29 novembre 1995 - PJ HARVEY

European Tour
Supporter: Ben Harper
PalaLido
Durata: 1h 45'
Prezzo: 33.000 Lire
Posizione: 1° fila
Sold-Out: No
Pubblico: Pieno (4.000 p.c.)




La seconda volta con PJ fu notevolmente diversa dalla prima, non foss'altro che a questo giro c'era la consapevolezza di ciò a cui si stava andando incontro.


Il fenomeno negli ultimi mesi era esploso anche in Italia e dal piccolo (anche se rinomato) club della provincia modenese, Polly Jean arrivava a Milano, in un palazzetto tre volte più grande.
Il mio odio per il PalaLido non l'ho mai nascosto, ma in questa occasione riuscii a vedere lo show dalla prima fila, l'unico posto in grado di farmi dimenticare dove mi trovassi.


Al mio fianco il gradito ritorno di Sara, dopo anni in cui non avevamo condiviso nessun concerto e i due che mi avevano fatto compagnia nella prima indimenticabile avventura: Gabri e Filo.


La serata venne aperta dall'astro nascente di Ben Harper, ai tempi ancora poco conosciuto: non passava inosservato sia per la sua avvenenza fisica che per lo strano modo di suonare la chitarra elettrica, appoggiata sulle gambe.
La breve pausa prima dell'entrata in scena di PJ non ci preparò al colpo al cuore che ci colse nell'istante stesso in cui la vedemmo: completo nero giacca-pantalone, camicia bianca abbondantemente sbottonata su un ricercato intimo di pizzo, ancora una volta nero.
E poi: capelli cotonati anni '60, e un trucco che si esaltava in una rossa e carnosa bocca e un obmretto caricatissimo a sottolineare gli occhi.
Uno shock!
La carica che esprimeva, chitarra al collo, era esaltata da questa mise sexy-retrò. La grinta mischiata all'eleganza, l'eccesso alla sensualità. Il pubblico era impazzito e Polly Jean pareva nutrire la sua performance di quella energia.
La voce a tratti delicata che si tramutava in grida acute e la presenza scenica di una vera rocker fecero il resto: il risultato fu lo show più entusiasmante (non certo l'ultimo) a cui ho avuto l'occasione di assistere di PJ.


Visto con: Sara / Gabri / Filo / Sabrina

giovedì 22 settembre 2011

68. 23 ottobre 1995 - MASSIVE ATTACK

Protection Tour
Rolling Stone (Milano)
Durata: 1h 20'
Prezzo: 30.000 Lire
Posizione: Gradinate
Sold-Out:
Pubblico: Pieno





Il 23 ottobre 1995 ebbe inizio uno dei rapporti sentimental-musicali più fedeli e duraturi che io abbia mai vissuto.
Un rapporto che musicalmente era iniziato mesi prima, ma il cui vero e definitivo colpo di fulmine scoccò quella sera al Rolling Stone di Milano.


Il concerto era atteso dal sottoscritto come la pioggia nel deserto (e tralasciamo di sottolineare la finezza della citazione 'ad hoc'): i cd singoli dei Massive mi avevano dato accesso al loro fitto intreccio di collaborazioni che infiammavano non poco la mia passione: Portishead, Tricky, Almamegretta per citarne solo alcuni.


Il sold out fu velocissimo, a quanto pare non ero l'unico attratto da questo trip-hop che in quel momento faceva tanto parlare di sé.

Il set ebbe su di me un impatto simile a quello di Tricky: quella musica dai toni bassi, a tratti ossessiva mi portava via. Era un'onda sonora con cui avevo un'empatia totale.
Dagli scaloni del compianto Rolling Stone scoprivo una nuova vena musicale da esplorare avidamente, un filone che ancora oggi a 15 anni (abbondanti) di distanza ha ancora una importanza fondamentale nella musica che ascolto e nei concerti a cui assisto.

La sorpresa della serata fu rappresentata da una guest non prevista: per una versione 'Napoli Trip' di Karmacoma, sul palco salì l'allora voce degli Almamegretta, Raiss.
Sul singolo della canzone Robert Del Naja, il cantante dei Massive, dal cognome di chiare origine napoletane, aveva invitato la band a metter mano al pezzo per farne una versione di gusto partenopeo.


L'ora e mezza scarsa di concerto fu il preludio dell'avventura indimenticabe che avrei vissuto, sempre con Gabri, in occasione del concerto successivo dei Massive... ma quella è un'altra storia.


Visto con: Gabri

lunedì 1 agosto 2011

66. ?? settembre 1995 - USTMAMO'

FeStoria (Saronno)
Durata: 1h 30'
Prezzo: Gratis
Posizione: 1° fila
Sold-Out: No
Pubblico: ?






Anche questa serata è entrata di diritto nella mia personale storia giovanile. 
Il live degli Ustmamò fu il primo di una lunga serie di concerti che condivisi con alcuni amici allora fondamentali: avevo 23 anni e per la prima volta, o quasi, mi allontanavo dalla musica mainstream (mi riferisco ai concerti) per interessarmi alle realtà underground italiane: Ustmamò appunto, C.S.I., Africa Unite, Subsonica, 99 Posse per citarne alcuni.
Visto oggi a tanti anni di distanza gli anni '90 si rivelarono un periodo in cui la musica nazionale produsse cose interessanti.
Il mio debutto avvenne in un campetto di periferia, in una festa della birra come tante altre.
Di birra ne aveva certamente bevuta molta un tizio che dietro a noi urlò per tutte le prove aperte che la band fece.
Sound-check che per noi fu come un secondo concerto tanto durarono.
Per me fu una piccola rivelazione, la scoperta di qualcosa di nuovo. Di lì a poco avrei messo piede nei centri sociali, che non avevo mai frequentato.
Avrei scoperto una realtà nuova, band che scrivevano musiche e testi emozionanti, che mi arrivavano molto di più di tutta la roba anglofona che avevo ascoltato per anni.
'Siamo i ribelli della montagna' rimarrà uno dei momenti più emozionanti e coinvolgenti di tutti i concerti visti in tanti anni.

Quella sera la fisicità di Mara Redeghieri, le parole che cantava ('libertà è l'idea che ci avvicina, rosso sangue il color della bandiera...') mi entrarono nel cuore, lì in quel campetto che non gli avresti dato due lire.


Visto con: Filo / Gabri / Astrid / Laura (Astrid) / Annalisa (Astrid)

65. 22 settembre 1995 - BJORK

Post Tour
Supporter: Goldie
PalaLido (MI)
Durata: 1h 20'
Prezzo: /
Posizione: Platea
Sold-Out: No
Pubblico: Pieno



Secondo album per Bjork e secondo concerto.
Ormai la cantante islandese era un fenomeno mondiale e dal piccolo club della prima volta si passò ad un medio palazzetto dall'acustica agghiacciante.

Il biglietto me lo regalò Walter, per un motivo che si è perso nella memoria. Forse per nessun motivo.

Di quella giornata ho pochi ricordi, solo dei flash. Mi è rimasto nitido il ricordo di una ressa assurda per entrare.
Il supporter fu nientepopòdimenoché Goldie, allora forse ancora compagno di Bjork.


E poi il concerto, che vidi tranquillamente dalle retrovie e di cui non mi è rimasta una sensazione molto positiva. Mi sembrò un concerto poco emozionante, poco vissuto. 
Fu forse l'acustica o il ricordo dello show 'alieno' del Propaganda, ma uscii dal PalaLido solo parzialmente soddisfatto.




Visto con: Vince / Gabri / Sara / Filo / Sabrina (Prateria)
Scaletta: Le Petit Chevalier / Headphones / Army of Me / The Modern Things / Human Behaviour / Isobel / Venus as a Boy / Possibly Maybe / I Go Humble / The Anchor Song / Hyperballad / Enjoy / I Miss You / Crying / Violently Happy / It's Oh So Quiet / Big Time Sensuality


            

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