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venerdì 5 agosto 2016

114. 22 marzo 1998 - PRODIGY

The Fat Of The Land Tour
Location: PalaStampa (Torino)
Supporter:
Durata: 1h 30'
Prezzo: 44000 Lire
Posizione: platea
Sold-Out: no
Pubblico: 6000 P.C.

 


Perché tornai a rivedere i Prodigy a soli 6 mesi dalla volta precedente? Era esattamente lo stesso tour passato da Milano, nulla di nuovo all'orizzonte. Considerando che già la prima volta non è che mi avessero particolarmente entusiasmato, mi chiedo cosa mi abbia spinto ad andare a vederli addirittura a Torino

Giuro che non lo so. 

Anzi, un idea ce l'ho: M.S. che a quel concerto era con me, non era potuto/voluto venire a quello di Milano di settembre e mi aveva facilmente convinto a seguirlo fino in Piemonte. Per quanto riguarda i live sono sempre stato facile da indirizzare.

Comunque: non ho un ricordo preciso della serata, ma direi che quello che avevo scritto per il primo concerto a cui ebbi la ... fortuna di assistere, può benissimo valere anche per questo.

Unica grande differenza tra i due fu che prima di entrare sono stato fermato dalla Polizia che mi ha tenuto in ballo per un po' di tempo. Già non ero convintissimo, figuriamoci dopo questo bell'incontro...

martedì 11 agosto 2015

105. 19 settembre 1997 - PRODIGY



The Fat Of The Land Tour
FilaForum (Assago)
Supporter: Marlene Kuntz
Durata: 1h 20'
Prezzo: 40000 Lire
Posizione: Spalti
Sold-Out: No
Pubblico: Pieno







The Fat of the Land, il celeberrimo terzo album dei Prodigy, ebbe una gestazione e (soprattutto) un travaglio decisamente complicato.

La band inglese ai tempi era conosciuta solo nei club che suonavano dance elettronica e/o indie music. Poison, Charly e soprattutto Out of Space erano spesso in scaletta al Raimbow di Milano, il club che in quegli anni frequentavamo religiosamente ogni venerdì.

Da amante del genere non potei far altro che rimanere a bocca aperta quando nel marzo del 1996 venne pubblicato Firestarter. Un pezzo durissimo, implacabile e straripante energia, accompagnato da un video inquietante, che spingeva sull'immagine folle di Keith Flint. Fu un fenomeno immediato.
Nel mio piccolo cominciai a raccattare qualunque cosa fosse stata pubblicata dalla band negli anni precedenti, soprattutto nelle mie frequenti visite a Londra. Il tutto per cercare di occupare il tempo nell'attesa dell'uscita dell'album, che però si faceva attendere. A novembre, dopo 8 mesi dal primo singolo, ne venne pubblicato un secondo, Breathe, che arrivò addirittura a far visita alla top 10 italiana dei singoli più venduti. Anche in questo caso il video non passava inosservato: atmosfere horror e un Keith sempre più Joker.

L'album veniva posticipato di mese in mese: nel mio negozio di dischi di fiducia arrivò, fornito dalla casa discografica, un quadro sulla falsariga di quello fotografato sulla cover di Firestarter, che invitava i fan a rilassarsi: l'album prima o poi sarebbe arrivato! L'attesa venne interrotta nel giugno 1997, a 15 mesi esatti dall'uscita di Firestarter. Fortunatamente le aspettative vennero rispettate: avevamo tra le mani un mezzo capolavoro. 


Insomma: tutto questo preambolo per farvi capire che il fenomeno Prodigy non fu esente da problemi e attese. E che il giorno di settembre del 1997 in cui finalmente andai a vedere il primo concerto che la band teneva in Italia, dopo aver aspettato un anno e mezzo un disco splendido, c'erano ottime possibilità di rimaner delusi.

Evento che si concretizzò solo in parte, fortunatamente.

Fuori e soprattutto dentro un caldo infernale. Non ricordo quale lampo di lucidità ci fece decidere di dirigerci verso gli spalti invece che in platea, forse la fauna di ragazzetti finto-punk che la affollava: col senno di poi la scelta si rivelò lungimirante.
Primi a salire sul palco i Marlene Kuntz, scelta discutibile visto per chi la gente aveva pagato i 4 pezzi da 10 per il biglietto. Con tutto il rispetto, la band piemontese stava ai Prodigy come la panna montata allo stinco di maiale.


Archiviata la pratica supporter arrivò il momento di Liam & Co. e scoprimmo come funzionano le cose sul palco dei Prodigy: Liam seminascosto tra le tenebre e le sue tastiere che, presumibilmente, 'suona' e fa cose coi computer. Maxim, insopportabile con quelle treccine, i denti finti, le lenti a contatto bianche e la voce capace solo di lanciar urli sgraziati (non m'è mai piaciuto) che suda, si agita e 'canta'. Keith vestito e truccato per Halloween che salta da un capo all'altro del palco (venne ribattezzato subito 'Pirlazza'. Dal milanese pirlare: gironzolare senza scopo) e Leeroy, che pare un tizio che aveva sbagliato festa, che balla un po' per i cazzi suoi. Volume da stordimento, suoni che si mischiamo in un enorme muro sonoro e fumo a profusione. E ciao ai suoni puliti, potenti e ignorantissimi che avevo amato in cuffia. Il risultato finale, in concerto, era proprio un'altra cosa. Divertente ma diametralmente diversa.
Provo a spiegarmi meglio: un conto è andare a vedere i Chemical Brothers o i Daft Punk che sono DJ e che ti fanno ballare sulle variazioni/remix delle loro canzoni (soprattutto i francesi. Gli altri ho sempre avuto l'impressione che premessero PLAY per poi farsi i cazzi loro per il resto del tempo...), tutt'altra cosa è portare dal vivo, strumenti compresi, una musica dance che in studio è iper-prodotta e tutt'altro che grossolana, nonostante la tamarraggine imperante.
Un po' uno shock devo ammettere, ma tutto sommato divertente, con un gran casino di ragazzetti tatuati a scalmanarsi come pazzi, sudati fradici nella bolgia della platea (e qui torniamo a quanto fu brillante la decisione di restare sugli spalti). 


Si tornava a casa. Storditi e col pensiero al concerto epocale, uno di quelli da top 10 di un'intera esistenza, che avrei visto di lì a un mese circa...

Visto con: Filo

SETLIST: Smack My Bitch Up / Voodoo People / Breathe / Poison / Everything We Do Is Gonna Be Funky / Funky Shit / Their Law / Narayan (Beats) / Serial Thrilla / Climbatize (Link) / Mindfields / Rock 'N' Roll / Firestarter / Gabba

giovedì 7 luglio 2011

64. 30 luglio 1995 - ROLLING STONES

Voodoo Lounge Tour
Supporters: The Black Crows
Fussballstadion St. Jakob - Basilea (CH)
Durata: 2h 15'
Prezzo: 65 Fr.Ch
Posizione: Platea
Sold-Out:
Pubblico: 50.000










Se c'è una cosa che non sopporto dei concerti in Svizzera è che al momento di entrare, si portano via il tuo biglietto. Non c'è niente da fare, inutile protestare: se ti va bene ti lasciano il talloncino.
Al concerto degli Stones di Basilea si tennero TUTTO.
Che nervi.

Ma bando alle ciance! Qua si va a parlare della più grande ed influente rock band della storia.
Il motivo per cui scelsì la Svizzera per vedere una data del Voodoo Lounge Tour era molto semplice: in Italia non venne fissata nessuna data, né a Milano né da nessun'altra parte.


Con Sebastien e suo fratello (esclusivamente francofono) ci imbarcammo per la trasferta di circa tre ore che dividono Monthey da Basilea.
Lo stadio che ospitava il concertone lo ricordo come un mega padellone, niente a che vedere con San Siro e i suoi spalti raccolti intorno al prato.
Ci appostammo davanti al mixer dove godavamo di un'ottima visuale sul gigantesco palco che avrebbe accolto i 4 mostri sacri.


I ricordi che mi sono più vividi sono il caldo e la luce: la giornata era davvero torrida e il sold-out della data di Basilea si traduceva in uno stadio pieno all'inverosimile. Le norme di sicurezza applicate in Italia all'estero sono ben diverse!
Poi il sole, che bruciava tutto, anche le retine: l'ombra in un impianto così basso e largo non arrivava mai, e l'unica cosa era arrendersi e lasciarsi spegnere lentamente.

Aprii mezzo occhio per dare un'occhiata ai Black Crows, la band perfetta per gli Stones, dato che ne sono i cloni. Peccato che gli originali siano un tantino inimitabili e il risultato fu una sofferenza (mia) di quasi un'ora.
Quando però le prime ombre cominciarono a sfiorarci, arrivarono loro.
Il palco era quanto di più monumentale avessi mai visto: pedane, passerelle, un impianto luci delirante. Non riuscivo ad immaginare che qualcuno riuscisse a stare su quel palco senza rimanerne miseramente schiacciato.
Non avevo fatto i conti con Mick Jagger, né avevo idea di quale animale da palco avrei avuto di fronte. 
Non potevo non pensare che questa espressione fosse stata coniata per lui: ancheggiante, sfrontato, meravigliosamente sculettante, con le sue magliette corte come se avesse ancora 20 anni Mick domava quella enorme macchina da musica come se fosse stato il salotto di casa sua.


Visto con: Sebastien (e suo fratello)

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