giovedì 10 marzo 2011

31. 7 luglio 1993 - JETHRO TULL

25th Anniversary Tour
Rolling Stone (Milano)
Durata: 2h 10'
Prezzo: /
Posizione: 1° fila
Sold-Out: No
Pubblico: Pieno (2.000 p.c.)






Ecco, questo è uno di quei concerti che, senza mezze parole, non sarei mai andato a vedere.
Non perché disprezzassi i Jethro Tull, che mio fratello mi aveva inculcato fin dalla più tenera età, ma perché semplicemente non mi suscitavano nessun tipo di interesse e nessuna attrattiva particolare.
Poi successe che per un motivo bizzarro al concerto ci andai e fui ben felice di esserci stato.

Andò così: Roberto e Stefy, allora felicemente accoppiati, scoprirono con orrore di non poter partecipare assieme all'evento da loro atteso da anni, causa assenza (per trasferta lavorativa in Svizzera) del primo.
Poteva la povera donzella andare da sola al concerto, in mezzo a tutti quei bruti? Ovvio che no! Necessitava di un accompagnatore capace ed aitante.

Mi chiesero quindi se volessi accompagnare Stefy al concerto, farle da valletto, da prode scudiero e dato che il biglietto era gentilmente offerto, mi dissi: 'perché no!'. Non si dice (quasi) mai NO ad un concerto gratuito, io la penso così.

Così, non so come, mi ritrovai nella paradossale situazione di essere in prima fila ad un live che non mi suscitava grandi emozioni. Tranne lo sfinimento dovuto al caldo umido tipo Bombay nella stagione delle piogge che aleggiava nel Rolling Stone.

Poi il tutto fu invece molto bello e godibile, l'essere cresciuto con le canzoni di Ian Anderson & Co., sommato al fatto che si trattasse di un concerto che festeggiava il 25° anno di attività della band (un greatest hits show, in estrema sintesi), fece sì che conoscessi quasi tutti i pezzi suonati. Il pifferaio scozzese con tutte le sue pose (compresa quella passata alla storia della 'gru') e il Rolling Stone stipato di hardcore fan fecero il resto.
Uscendo ebbi la netta sensazione di avere assistito ad un bel pezzo di storia della musica.
E quella non sarebbe stata l'unica volta che li avrei visti!




Visto con: Stefania B. / Sebastien
Scaletta: Blues Radio Intro / My Sunday Feeling / For a Thousand Mothers / Living in the Past / Bourrée-Soirée / So Much Trouble / With You There To Help Me-In The Grip of Stronger Stuff / Morris Minus / Black Sunday / Sossity, You’re a Woman-Reasons for Waiting / Songs from the Wood-Too Old to Rock’n’Roll-Heavy Horses / Life is a Long Song / Later That Same Evening (instr.)

martedì 8 marzo 2011

30. 22 giugno 1993 - GIANNA NANNINI

Ozono Concert
Teatro Alessandrino (Alessandria)
Durata: 2h
Visto con: Gabri / Flavia
Prezzo: 27.500 Lire
Posizione: 4°/5° fila
Sold-Out: No
Pubblico: Pieno (1.000 p.c.)




30° concerto e 4° della Nannini. 
Un live atipico, al di fuori di tour e promozioni, quello che la Gianna organizzò per raccogliere fondi per Greenpeace.
Si tenne ad Alessandria, la città del versante materno della mia famiglia, in un teatro. Forse l'unico teatro... 
Scelta curiosa e, chi conosce il pubblico della Nannini lo sa, decisamente poco azzeccata.
Quello che accadde fu infatti imbarazzante: le lesbo-fan delle prime file pensarono bene di sradicare alcune poltroncine delle prime file per stare più comode e potersi scatenare liberamente.
Arrivarono a maltrattare una bambina di una decina di anni che aveva avuto l'ardire di volersi avvicinare alla prima fila per cercare di vedere più da vicino lo spettacolo.
Insomma, un disastro annunciato.


Della Gianna non ero ancora stufo ma il suo pubblico, ormai mi era chiaro, mi risultava totalmente indigesto. 



Visto con: Gabri / Flavia

domenica 6 marzo 2011

29. 4 giugno 1993 - DEPECHE MODE

Devotional Tour
Forum (Assago - MI)
Supporter: Miranda Sex Garden
Durata: 2h
Prezzo: 37.000 Lire
Posizione: Spalti
Sold-Out:
Pubblico: Pieno


A volte gli amici mi chiedono quale sia il concerto più bello e indelebile che io abbia mai visto.
Non saprei mai rispondere, ma se potessi fare una classifica dei 5 concerti che vorrei rivedere, uno di quelli sarebbe il live dei Depeche Mode del 1993.

In quel periodo frequentavo il biennio di Fotografia alla Bauer e due dei miei compagni di quella sera erano anche miei compagni di classe: Astrid e Vida. Con loro la 'solita' Sara e Flavia, con cui avevo condiviso il primo concerto di sempre.
Arrivammo abbastanza tardi, a cancelli appena aperti ma nonostante questo riuscimmo a trovare un dignitosissimo gruppo di posti a sedere sugli spalti, sul fianco sinistro del palco.
Prima dei Depeche la serata venne aperta da una band di sole donne, la Miranda Sex Garden. A me, nonostante il sound non propriamente 'mio' (una sorta di goth-rock-new wave), piacquero molto, l'atmosfera che riuscivano a creare era molto interessante. Ma di fronte a questi cori da film horror e a questi violini strazianti feci la prima scoperta della serata: il pubblico dei Depeche non era molto propenso ad essere intrattenuto da chicchessia.
Sul palco volarono monete e bottigliette e ogni fine era accompagnata da 'buuu' colossali. Ci rimasi malissimo, mi sentivo male per gli artisti sul palco, non capivo cosa la gente si aspettasse dalla band.
Finito questo strazio vennero alzati dei teloni a coprire il palco, giusto per accrescere lo stato di eccitazione delle migliaia di fans accalcati.
Quando si spensero i fari e si fece buio all'interno del Forum il boato mi lasciò senza fiato e per tutta la durata del concerto la mia attenzione sarebbe stata rapita alternatamente dal palco e dalla platea perché io un pubblico così devoto e caldo non l'avevo mai visto prima e raramente mi ci sarei imbattuto poi.
Sul telone venivano proiettate le ombre di 3 dei componenti della band mentre Dave Gahan, in mezzo al palco, tra i teloni, intonava le parole di 'Higher Love'.
La sua voce bassa e potente fin dall'inizio ipnotizzò il pubblico adorante.
Caduti i teli potemmo finalmente vedere lo splendido palco su due piani, ricoperto di schermi su cui per tutto lo show vennero proiettate le immagini ad accompagnamento delle canzoni.
Il dubbio che avevo prima dell'inizio, l'impressione che Dave potesse essere un frontman schivo e poco coinvolgente, si rivelò totalmente sbagliata: un'inesauribile energia (che poi avremmo scoperto essere data anche da tutte le droghe che in quel periodo si calava) lo faceva cantare, ballare, incitare, ammiccare senza posa. Era la prima volta che mi trovavo di fronte un cantante così sfacciatamente sexy, provocante. Il pubblico non poteva essere più in delirio di così: la folla della platea premeva in una maniera insopportabile, dall'alto vedevamo questa massa informe di corpi umani spostarsi. Decine di persone, soprattutto ragazze, vennero estratte dalle prime file sfinite o prive di sensi.
Ma lo show continuava senza sosta, con Dave sempre più sensuale e sudato.
Ero senza parole, senza fiato, senza voce. Lui continuava ad incitarci, a ringraziarci, a volte eccitato dalla nostra risposta immediata e corale e altre volte commosso.
Ad un tratto ce lo ritrovammo ad un paio di metri di distanza, inginocchiato su una pedana laterale a cantare non so più quale canzone: sporgendoci sulla balaustra urlavamo il suo nome e il suo sorriso, il suo sguardo erano quelli di uno che in quel momento era dio. O quantomeno si sentiva tale. Tanto che ad un certo punto si lanciò nel pubblico: sinceramente credevo non ne sarebbe uscito vivo, cosa che non avvenne. 
Sul finale di 'Never Let Me Down Again' feci una nuova scoperta, che nel caso non la conosciate potete vedere al minuto 05:10 di questo video
Si tratta di un concerto più recente, ma la storia si ripete ad ogni show, ed ogni volta è un emozione assurda. E' la sensazione di essere una cosa sola, di esserlo sotto il controllo di una persona in una maniera libera e liberatoria. La prima volta che vidi quel che stava accadendo, in quel mio primo concerto dei Depeche Mode, mi commossi: tutte quelle braccia che si muovevano all'unisono mi colpirono come poche volte è accaduto durante un concerto. Mi unii a loro. Ero felice.



Visto con: Astrid / Sara / Flavia / Vida

Scaletta: Higher Love / Policy of Truth World In My Eyes Walking in My Shoes Behind the Wheel Halo Stripped Condemnation Judas Death's Door Mercy In You I Feel You Never Let Me Down Again Rush In Your Room Personal Jesus Enjoy the Silence Fly on the Windscreen Everything Counts

giovedì 3 marzo 2011

28. 9 maggio 1993 - SUZANNE VEGA

The 99F° World Tour
PalaSesto (Sesto S.G. - MI)
Durata: 1h 45'
Prezzo: 38.500 Lire
Posizione: 3° Fila
Sold-Out: No
Pubblico: Pieno (3.000 p.c.)





Arrivò anche il bis di Suzanne Vega. Ad un passo dai 30 concerti, escludendo Nannini e Baglioni che essendo nazionali era più facilmente accessibili, cominciavano a tornare gli artisti visti qualche anno prima.
Suzanne aveva da poco dato alle stampe il suo disco più ardito, quel '99F°' che sradicava tutto quello che di lei avevo imparato negli album precedenti: suoni elettronici, basso e batteria come mai prima e ritmi accellerati. Adoravo. Mi hanno sempre affascinato gli artisti capaci di cambiare registro e proporre qualcosa di inedito. Se fatto con gusto, ovviamente.
Il concerto si sarebbe svolto al PalaSesto, location vista da lontano ma mai frequentata.
La posizione era ottima, dato che tutto la plaeta era numerata: una terza fila onorevolissima.
Il concerto fu una piccola esplosione di energia, considerando la calma placida che solitamente accompagna la cantautrice newyorkese: il sound del disco tornava anche da vivo e il pubblico sembrava apprezzare la svolta.

Ho un ricordo nitido, indimenticabile, che merita un piccolo preambolo: qualche mese prima avevo scoperto che Suzanne Vega aveva collaborato intorno alla metà degli anni '80 con uno dei miei artisti icona, Joe Jackson: quest'ultimo aveva suonato il pianoforte su di un pezzo uscito solo come singolo, ovvero su 45 giri.
Mi lanciai in una caccia al vinile frenetica, conclusasi, se non ricordo male, alla fiera di Novegro dove finalmente mi ritrovai il prezioso prezzo tra le mani.
E 'LEFT OF CENTER' scoprii non essere una canzone normale. No. Perché si tratta di una canzone bellissima, di cui sono innamorato ancora oggi.
Insomma, era uno di quei pezzi che disperavo di sentire live. Più che disperare non ci pensavo proprio alla possibilità che la cantasse. Invece verso la fine dello show riconobbi le prime note e, preso da una insopprimibile gioia, saltai in piedi sulla sedia felice come un bambino. 
Resomi conto di quello che stavo facendo mi sono guardato intorno per capire se qualcuno, soprattutto quelli dietro di me, stessero cercando delle monetine da tirarmi in testa: invece scoprii tutto il pubblico in piedi, esultante. Suzanne mi guardò sorridendo: era certamente il preludio della colossale figura di merda che avrei fatto al suo concerto seguente!

domenica 27 febbraio 2011

27. 21 febbraio 1993 - DURAN DURAN

An Acustic Evening with Duranduran
Rolling Stone (Milano)
Durata: 1h 20'
Prezzo: 40.000 Lire
Posizione: Gradinate
Sold-Out:
Pubblico: Pieno (2.000 p.c.)








Negli anni '80 non avevo trovato il tempo e la voglia per occuparmi seriamente dei Duran. Ero circondato da duraniane e ascoltavo i loro dischi: la prima canzone che mi colpì fu 'New Religion' in 2° liceo. Il primo album, di conseguenza, 'Rio'.
Ma il fenomeno di questa band in quegli anni, e chi l'ha vissuto se lo ricorda bene, era mediatico e destinato fondamentalmente alle ragazzine che si spartivano il loro amore tra i cinque componenti (poi ridottisi a tre) e io non avevo voglia di buttarmi in quella mischia: i Duran me li coltivavo in solitaria, se così si può dire.
Il clamore che li circondava mi aveva fatto desistere dall'andare a qualunque concerto della band di Birmingham. Niente San Siro 1987 e niente Palatrussardi 1988.
Ma nel 1993 la band, persa per strada la grande fama e gli isterismi che li aveva circondati per un decennio, tornò a Milano per uno show intimo e in parte acustico che si sarebbe tenuto al Rolling Stone: dallo stadio al piccolo club in 5 anni!
Comprai il mio biglietto non appena disponibili: il fatto che non fosserò più gli idoli delle adolescenti non mi fece dimenticare che erano ancora in migliaia a volerli vedere, soprattutto in una location inedita come quella.
Nonostante la poca pubblicità fatta all'evento di fronte al Rolling Stone trovai una folla di ex adolescenti pronte a qualunque cosa per avere un biglietto e per potere assistere a questo piccolo evento. Il fatto che lo show fosse acustico non significava molto per me, anzi: come riscontrai in prima persona la mancanza di strumenti lettrici dava sì una nuova luce ai pezzi lenti e alle ballad ma al contempo toglieva molta energia ai pezzi più funky e rock. Chi si vedeva ridimensionato era ovviamente Nick e questo era francamente inaccettabile.
Nonostante questo la gioia di vederli finalmente dal vivo mi ripagava di qualche difetto del set, mi faceva tornare all'adolescenza anche se ne ero uscito solo da un paio di anni scarsi.
Il pubblico era folle. Si schiacciava e ondeggiava come un unico essere vivente. Davvero impressionante, soprattutto visto dall'alto, in un locale così piccolo. Erano quasi tutte ragazze, che ancora sudavano al vedere Simon ancheggiare sul palco.
Io mi appollaiai sui gradini di fronte al palco e il concerto volò via in un attimo. Sentire The Chaffeur live, con Simon che suonava l'ocarina fu il momento di piacere più puro.
Una cosa era certa: il ghiaccio era rotto e io e i Duran ci saremmo rivisti. Ancora. Ed ancora. Ed ancora...


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