sabato 18 giugno 2011

62. 7 luglio 1995 - VASCO ROSSI

Rock Sotto Assedio
Stadio Meazza (Milano)
Durata: 2h 30'
Prezzo: Gratis
Posizione: Prato
Sold-Out:
Pubblico: 70.000










Ebbene sì. Nel mio passato c'è stato spazio anche per il Vasco nazionale.
Posso serenamente dire che se non avessi avuto l'occasione di vedere gratis questo concerto, Vasco non lo avrei mai preso in considerazione. 
La sua musica si era ritagliata un cameo importante nella mia adolescenza con 'C'è chi dice no' nel biennio 1987/1988: oltre a questo ben poco di lui mi è mai piaciuto.
Gli ho sempre riconosciuto un notevole appeal, una indubbia capacità di comunicare e poi, a parte qualunque commento, ha scritto delle gran canzoni.

L'occasione si presentò nell'estate del 1995, quando Vasco decise di fare 2 date a San Siro per attirare l'attenzione sulla situazione di Sarajevo e della ex-Jugoslavia in quel periodo.
Come supporters suonarono artisti e band provenienti proprio da quelle zone, e parte della scaletta venne studiata, a partire dall'apertura con 'Generale' di De Gregori, per dare voce ad un conflitto in buona parte dimenticato dall'occidente.


Proprio l'inizio fugò tutti i dubbi che mi ero trascinato dietro da casa: 'Generale' cantata da 70.000 persone sciolse ogni mio dubbio, una tale emozione dirompente diede il benvenuto alla sfilza di momenti di sentimentalismo giovanile che costellarono l'intero concerto: ascoltare 'Bollicine', 'C'è chi dice no', 'Vivere una favola', 'Fegato spappolato' o 'Va bene va bene così' mi riportava all'adolescenza, nella maniera più dolce.
Vasco è uno dei pochi cantautori capaci di riportarti, volente o nolente, ad un preciso periodo della tua vita con molte delle sue canzoni. Se non lo ascoltavi per scelta c'era sicuramente qualcuno dei tuoi amici che lo faceva.
E poi essere a San Siro per la prima volta, in mezzo a decine di migliaia di persone esultanti, sentire la potenza di quella gente unita assieme, fu un'esperienza unica. Provavo ad immaginare che effetto avrebbe avuto su di me vedere i grandi artisti che amavo... da brivido!
Diciamo che la tipologia del fan medio presente al concerto non rientrava esattamente nei miei canoni, ma l'insieme, a luci spente, era notevole.
Non ero fanatico di Vasco, non lo sono neanche oggi, ma quel concerto fu un'esperenza molto forte. 
Magari da ripetere, ma sempre e solo GRATIS.



Visto con: Paolo / Giovanna / Roberto / Massimo / Sabrina (Prateria)

Scaletta: Intro (da "don Giovanni" di Mozart) / Generale (De Gregori) / Cosa succede in città / Sono ancora in coma / Asilo Republic / Va bene va bene così / Fegato fegato spappolato / Sensazioni forti / Anche se (praticamente perfetto) / Senza parole / Delusa / Portatemi Dio / War (cover) / Alibi / Vita spericolata / Liberi liberi / C'è chi dice no / Siamo solo noi / Gli spari sopra / Gli spari sopra (Sikter) / Vivere / Vivere una favola / Blasco Rossi / Bollicine / Per quello che ho da fare / Guarda dove vai / Canzone / Albachiara

sabato 11 giugno 2011

61. 3 luglio 1995 - OASIS

Definitely Maybe Tour
Supporter: Bluvertigo
Rolling Stone (Mi)
Durata: 1h 15'
Prezzo: 30.000 Lire
Posizione: 1° fila
Sold-Out:
Pubblico: 1.500 pc





Che anno il 1995! Erano passati solo 6 mesi e avevo avuto la fortuna di assistere ai concerti di PJ, Suede, R.E.M. e Cure!


E arrivò il turno degli Oasis. Al Rolling Stone.
Avevo acquistato il loro CD l'anno prima a Dublino, quando ci andai a vedere Prince.
Inutile dire cosa 'Definitely Maybe' abbia rappresentato in quegli anni per gli amanti della Indie made in UK, un capolavoro assoluto nel suo genere.
Io lo ADORAVO. Ogni singolo pezzo era un gioiello di grezzo Manchester sound. In realtà lo amo ancora.
Insomma: i fratelli Gallagher arrivavano per la prima volta in Italia e i frequentatori del Rainbow erano accorsi ad accaparrarsi i biglietti. Risultato: sold-out in pochissimi giorni.
Cominciò un balletto per riuscire a spostarli almeno al PalaLido ma (fortunatamente) a quanto pare la band stessa si oppose: volevano suonare in un club. E così fu.


Io, che allora facevo ancora l'operaio metalmeccanico/installatore, arrivai tardissimo. Prima però comprai una t-shirt all'Oviesse e andai a rinfrescarmi sommariamente nel bagno di un bar (forse questo particolare potevo non divulgarlo...) perché, come dire, era luglio e facevo un lavoro di fatica.


Arrivato di fronte al Rolling Stone la situazione era questa: almeno 500 fan erano accalcati da ore nelle due classiche code che venivano formate ai lati del portone d'entrata.
Nella fila di sinistra, davanti a tutti (ma proprio: i primi due), Vince e Walter. 


Cominciai ad interrogarmi su come procedere: loro due insistevano perché entrassi in coda assieme a loro, con nonchalance. Io non me la sentivo, un po' per rispetto verso quelli che da ore erano in coda e un altro po' perché immaginavo che mi avrebbero menato se avessi solo provato ad imbucarmi.
Ero lì con questo dubbio amletico che mi tormentava quando, come accade sempre, all'improvviso aprirono il portone e cominciarono a far affluire la gente.
Lì fu un attimo: vidi la calca, la security impegnata a contenere la pressione. Presi la mia decisione: feci due passi in avanti e mi inserii tra le due code ormai fuse di fronte all'entrata.
Schiacciamento, urla, bestemmie, biglietto strappato, corsa verso il palco, prima fila. Con Vince e Walter.
Lo ricordo come uno dei traguardi più clamorosi, raggiunti con la minor fatica profusa. 


La calca e il caldo erano insopportabili, ma essere lì con due dei miei nuovi favolosi amici era meraviglioso!

Poi attaccarono i supporters, i Bluvertigo: non sono mai stato un fan della band, neanche quando inzuppavano le loro canzoni nel sound anni '80 che tanto mi va a genio.
Morgan portava ancora i capelli lunghi ed era molto lontano dal personaggio in cui si è trasformato negli ultimi anni: li sopportai rispettoso in attesa del meglio che la serata mi avrebbe offerto.


Che puntuale arrivò. Come riassumere l'ora e quindici minuti primi di concerto degli Oasis? Prima di tutto, una calca, un affollamento e un caldo che prima di allora non ricordavo di aver provato. Non fossi stato in prima fila credo ci avrei lasciato le penne.
Poi, un volume demenziale: credo di avere avuto le orecchie fischianti per le 48 ore successive a causa del muro di suono che proveniva dalle casse. 
E poi loro: grezzi, nei modi e nel sound. La strafottenza di Liam e il fare sornione di Noel.
Oltre alle canzoni del loro unico album continuavano a proporre pezzi che non conoscevo, con mio enorme disappunto. Scoprii poi che i Gallagher erano soliti mettere dalle 2 alle 4 canzoni inedite (il più delle volte splendide) in ogni singolo.


Fu e rimane tutt'oggi un concerto epico e a suo modo perfetto, nei miei ricordi.
Uscii di lì innamorato in modo insano della band di Manchester, che come nella migliore delle tradizioni (io però ancora non potevo saperlo) viveva in quel periodo il suo apice creativo che, lentamente ma inesorabilmente, li avrebbe portati ad un lento ma inevitabile declino, album dopo album. Erano quanto di più lontano dalla mia sensibilità musicale e pure da quella generica: ma io li ADORAVO!


Visto con: Walter / Vincenzo
 

mercoledì 8 giugno 2011

60. 10 giugno 1995 - FESTIVAL SONORIA

Parco Acquatica (Milano)
Durata: T.T.D'Arby 50' / Page & Plant 1 ora 30' / The Cure 1 Ora 50'
Visto con: Filippo (Astrid / Vince / Gabri)
Prezzo: Gratis
Posizione: 1° fila
Sold-Out: No
Pubblico: ?



Primo festival estivo! Uno dei pochissimi visti in 20 anni e passa.
Già, perché questa dimensione live è quella che mi entusiasma di meno: non mi piace sentire musica che non conosco (per me il 'primo ascolto' è sempre stato senza senso), non mi piace stare ore ed ore sotto al sole (o peggio: sotto la pioggia), non mi piace stare tutto quel tempo in mezzo a tutta quella gente. In più non mi piace campeggiare, quindi un festival di più giorni non l'ho mai fatto: so che può essere una bellissima esperienza ma sinceramente non ne ho mai sentito la mancanza.


Questo fu il primo e quindi andavo sull'onda dell'ignoranza, della giovinezza ma soprattutto perché gli headliners erano i Cure. Quest'ultimo era decisamente uno sprone irresistibile ai quei tempi.


Il delirio della giornata iniziò la notte prima. Non so chi ebbe l'idea, probabilmente io, sta di fatto che dopo una notte passata al Rainbow a ballare, andammo direttamente al parcheggio del Parco Acquatica dove dormimmo per alcune ore in macchina. Mentre lo scrivo stento a credere di aver fatto una roba del genere, tanto è distante da come sono ora, ma allora queste cazzate erano il mio pane. 


Insomma: prima delle 10 del mattino ci mettemmo in fila (freddo e nebbia ad accompagnarci) con una manciata di esauriti quanto noi. Il nostro gruppo era così composto: io, Filo, Astrid, Gabri e Vince. Continuavamo a ridere perché un fan dei Cure si era truccato come Smith nel video di Lullaby solo che l'unico risultato era che assomigliava ad un panda...
Aprirono i cancelli abbastanza presto, ci posizionammo in prima fila e come nella migliore delle tradizioni, dopo poco iniziò a piovere. Ma tanto. E non accennava a smettere.
Astrid decise di lasciare il gruppo per andare a vedere i CSI sul secondo palco e rimanemmo solo io e Filo: la fortuna, oltre ad avere degli impermeabili di fortuna comprati a caro prezzo nei paraggi, era di avere i piedi poggiati sulla pedana di ferro alla base delle transenne.
Questo ci permise di scampare quello che per quasi tutti gli altri divenne un destino ineluttabile: l'infangamento fino al ginocchio. Già, perché l'arena concerti dell'Acquatica altro non era che un polveroso piazzale senza erba, che dopo un'ora di pioggia battente si era tramutato in una enorme piscina di fango. Bleah!


L'attesa fu interminabile. Nell'ordine mi sorbii: Pete Drodge, sconosciuto oggi come allora, The Cranes, che avevo già avuto modo di detestare ben due volte come supporter dei Cure, Terence Trent D'Arby che ovviamente rividi con piacere, Robert Plant & Jimmy Page un duo decisamente storico in campo musicale che mi diede un tot di soddisfazioni riproponendo vecchi pezzi dei Lad Zeppelin (primo tra tutti 'THANK YOU'!) ma che presentarono un set un po' troppo indianeggiante per i miei gusti e infine, l'unico motivo per cui avevo accettato di vivere quell'odissea: THE CURE.


E quando Robert Smith, Simon Gallup e gli altri salirono sul palco accadde un piccolo ma significativo miracolo: dopo ore e ore praticamente ininterrotte di acqua a volontà, smise di piovere. Tutte le quasi due ore di set dei Cure furono asciutte.
Al mio fianco, come detto, era rimasto solo Filo che, nonostante la scaletta (per me) non esaltante trattandosi di scelte fatte per accontentare anche i fan di altri artisti, assistette al mio (vero) delirio in occasione delle due canzoni che valsero i soldi spesi, gli stenti subiti e le ore passate sotto l'acqua: Shiver & Shake e Disintegration fatte consecutivamente. Solo a scriverlo mi viene un po' il magone...


Con i bis poi accadde una cosa che scaldò il cuore di tutti i veri fan: caso volle che Porl, che in quel periodo aveva lasciato temporaneamente la band (con mio enorme rammarico), suonasse come sessionist proprio per Page & Plant in quei mesi. Io non lo sapevo e come me credo quasi tutti. Tanto che durante il set del riformato duo degli Zeppelin, solo dopo un po' mi accorsi che il chitarrista completamente rasato che suonava con loro altri non era che il mio adorato Porl! Fu bellissimo perché i fan dei Cure gli tributarono applausi a non finire, ignorando i ben più titolati ex Led Zeppelin! Passai il tempo a fargli 'ciao ciao' con la mano e lui era tutto un sorriso (non per me, in generale per le dimostrazioni d'affetto che riceveva).
Insomma. A fine set dei Cure per le ultime due canzoni il buon Porl salì sul palco e si riunì ai sui vecchi compagni e chiuse il concerto con loro, tra l'emozione del loro pubblico storico!




Visto con: Filippo (Astrid / Vince / Gabri)


Scaletta Page & Plant: Immigrant Song [Led Zeppelin] / The Wanton Song [L.Z.] / Bring It on Home / Heartbreaker [L.Z.] / Black Dog [L.Z.] / Thank You [L.Z.] / No Quarter [L.Z.] / Gallows Pole [L.Z.] / Hurdy-Gurdy Solo / Yallah / Since I've Been Loving You [L.Z.] / The Song Remains the Same [L.Z.] / Calling to You-When The Levee Breaks-Break On Through-Dazed And Confused / Dancing Days [L.Z.] / Four Sticks [Led Zeppelin] / In the Evening-Carouselambra



Scaletta Cure: want / fascination street / a night like this / pictures of you / lullaby / push / just like heaven / trust / jupiter crash / high / the walk / friday i’m in love / inbetween days / from the edge of the deep green sea / shiver and shake / disintegration / close to me / let's go to bed / why can’t i be you / end

venerdì 27 maggio 2011

59. 7 maggio 1995 - SUEDE

Extra Extra (Padova)
Supporter: Strangelove
Durata: 1h 10'
Prezzo: 30.000 Lire
Posizione: 1° fila
Sold-Out: No
Pubblico: 2/3



Squadra che funziona, non si cambia. Al limite si rimpolpa. 
Con questo presupposto il fantastico (mini) gruppo che era sopravvissuto alla trasferta modenese per Tricky & PJ, si riuniva per un viaggio ancora più lungo, verso Padova.
Lo sprone erano gli Suede, che ritornavano per la seconda volta in Italia con lo stesso tour visto qualche mese prima al Rolling Stone, senza però ripassare da Milano.
Con me, Filo, Vince e la Gabri si unì Walter, neoacquisto portato da Vince che sarebbe diventato col sottoscritto, protagonista di alcune delle imprese più spettacolari e mirabolanti che mi siano accadute durante i concerti!
A partire proprio da questo concerto degli Suede ... che per l'occasione erano supportati dagli Strangelove, band indie made in UK che ebbe un flebile successo per una mezza stagione ma che ai tempi di questo show, era già in via di archiviazione.
Come praticamente sempre in quegli anni o si beveva o si fumava, ma la maggior parte delle volte si faceva entrambi, dandoci dentro nell'attesa di entrare, anche perché poi una volta dentro, dalla prima fila non ci si poteva più staccare...

E prima fila fu, senza problemi. Io e Walter per la prima volta ci trovavamo spalla a spalla, appoggiati alla transenna.

C'era ancora la luce del giorno quando cominciarono gli Strangelove e un po' per quello che avevamo assunto, un po' per come si muoveva il cantante, a noi due veniva un po' da ridere. Nulla di irreparabile, solo qualche sorrisetto e sguardo d'intesa. 
Ma tutto cambiò d'improvviso. Ergendosi sulla transenna a pochissima distanza da noi, preso da un raptus che scoprimmo ripetersi paro paro a tutti i loro live, il cantante comiciò a strapparsi i capelli a ciocche.
Allora, io capisco che dovesse risultare un momento drammatico e di pathos ma io e Walter, dopo un primo momento di stupore, dopo esserci guardati negli occhi, cominciammo a ridere con le lacrime agli occhi. Ridevamo talmente tanto che fummo costretti ad appoggiare il viso sulla transenna per non risultare troppo irrispettosi.
Insomma, dopo qualche istante, mentre le risa erano ancora incontrollabili tanto fa farci piangere, sentii la voce del cantante particolarmente vicina... alzai lo sguardo e me lo ritrovai a pochi centimetri da me che urlava (credo stesse cantando) come un pazzo con uno sguardo che se avesse potuto incenerirci, non avrebbe avuto esitazioni.
Io e Walter eravamo paralizzati, con la faccia contrita nel tentativo di bloccare la risata che questa ulteriore situazione ci suscitava.
Alla fine se ne andò senza ucciderci: per un attimo pensai sarebbe andata a finire come al concerto dei Body Count, con me come protagonista del macello. 

Atroce. Ancora oggi quell'evento, quando viene ripescato dai ricordi, suscita la stessa perfetta miscela di ilarità e terrore.

Poi gli Suede: il feeling era lo stesso del primo live visto al Rolling Stone con l'ambigua sensualità di Bret come protagonista.
Per me sarebbe stato l'ultimo live a cui avrei assistito volontariamente degli Suede: la delusione del terzo disco avrebbe spento in me qualunque slancio verso di loro.

Restava il fatto che il futuro mi riservava una serie di concerti da vedere con Walter, concerti che sarebbero passati alla storia come i più assurdi di sempre. Ancora non sapevo a cosa stavo andando incontro...  


Visto con: Filippo / Vince / Gabri / Walter 

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