Arena Civica - Milano
Durata: 2h 30'
Visto con: Barbara (Sara/Gabri)
Prezzo: 31.000 Lire
Posizione: 1° fila
Sold-Out: No
Pubblico: 15000 p.c.
Ci siamo. E' venuto il momento di smettere di scherzare. Basta cazzate, canzoncine e infatuazioni adolescenziali.
Il momento è serio, perché vado a raccontare quello che per molti aspetti, non esclusivamente legati al live in sé, è stato il mio primo, vero, grande concerto. E che rimane ancora oggi una delle più sensazionali esperienze fatte in vita mia.
The Cure, Arena Civica di Milano. Un concerto a cui hanno partecipato, ho scoperto negli anni, molti amici che ancora non conoscevo.
L'8 Giugno 1989 io ero con le persone che ai tempi rappresentavano tutto ciò che mi importava nella mia vita: Sara, Barbara, Gabri.
Noi quattro, un piccolo gruppo che si era unito per superare come meglio potevamo l'adolescenza, che condivideva e sperimentava.
I Cure erano soprattutto 'cosa' di Sara e Barbara, ma le contaminazioni tra noi avvenivano a 360° e ciò che ascoltava uno, nove volte su 10 lo ascoltavano anche gli altri.
Poi Disintegration mi era esploso dentro. Un lavoro così eterogeneo, cupo senza essere deprimente, che rispecchiava fedelmente le mie emozioni di quegli anni. Una vera colonna sonora di fine anni '80.
Preparammo la giornata con dedizione. L'anno scolastico era finito da poche ore. Ci incontrammo la mattina intorno alle 9,30 con B. e G. all'Esselunga vicino a Romolo, per rifornirci di alcol e raggiungere S. a casa sua. Dovevamo carburare, non potevamo arrivare sobri, non era concepibile.
Dopo un tot di Martini Bianco bevuto a temperatura ambiente, prendemmo la metro direzione Lanza: purtroppo il movimento della vettura fece la prima vittima: uno di noi, non io, pensò bene di vomitare. Dio che schifo.
Ma nulla doveva e poteva fermarci.
Prima delle 11 am eravamo di fronte all'Arena, con la giusta dose di agitazione stemperata dall'evidente stato di ebbrezza.
Prima di metterci scomodamente seduti ad attendere l'apertura dei cancelli, con mio grande disappunto una delle mie compagne d'avventura si ostinò ad accompagnare degli sconosciuti senza biglietto a La Biglietteria (Corso Garibaldi) per scoprire che il giorno del concerto la prevendita viene sospesa, da sempre. Tempo perso inutilmente e agitazione in rapida ascesa.
La serenità la ritrovammo nella lunga attesa, passata seduti sul cemento e sotto al sole, ridendo dei dark più ortodossi che trascorrevano le ore a rinfrescare il cerone che colava e a disegnarsi ragnatele in ogni francobollo di pelle non coperto da indumenti neri.
Il primo dramma di una giornata lunga, emozionante ma decisamente impegnativa, si consumò intorno alle 16,30 quando si aprirono tutti i cancelli.
Tutti tranne il nostro. 6 ore sotto al sole di fronte al portone principale che si concludevano con l'annuncio che quel varco non sarebbe stato aperto.
Bestemmie a profusione. Nuove, colorite imprecazioni. Una breve corsa e ci infilammo concitati ed incazzatissimi nella fila a pochi metri da noi, che si incuneava in una porticina in cui si ammassavano centinaia di esseri bianchissimi tutti vestiti di nero. Nessuno fece caso o si preoccupò del fatto che ci eravamo infilati spudoratamente approfittando della calca: non c'erano transenne e noi, arrivati da ore, sentivamo il sacrosanto diritto di superare chiunque.
Le urla, le liti, le lacrime. Non so neanche come entrammo in quel piccolo varco. So solo che dopo una corsa sul prato mi ritrovai seduto in seconda fila, sulla destra del palco. Solo. Avvistai nell'ordine Barbara, Sara e Gabri.