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sabato 12 febbraio 2011

21. 7 ottobre 1992 - CLAUDIO BAGLIONI

AncorAssieme Tour
Arena Civica - Milano
Durata: 2h 30'
Visto con: Stefano A. / Stefano C. / Roberto L. / Claudia / Michela
Prezzo: 36.500 Lire
Posizione: 4°/5° fila
Sold-Out: No
Pubblico: 15.000 p.c.







Il ricordo di questo concerto, come altri, si è perso nel tempo. Ho memoria di una arena stracolma, di una calda serata di ottobre e dell'ennesima gioia di uno show 'corale' visto con gli amici di allora. Miki, Claudia, Roby: voi avete ricordi da condividere? Se sì fatevi sotto!


Visto con: Stefano A. / Stefano C. / Roberto L. / Claudia / Michela

sabato 29 gennaio 2011

12. 15 giugno 1991 - NOTTE CONTRO I RAZZISMI

Arena Civica - Milano
Durata: /
Prezzo: Gratis
Posizione: 1° fila
Sold-Out: /
Pubblico: Pieno





Questo concerto venne organizzato, come il nome suggerisce, per sensibilizzare il pubblico contro il razzismo e ci suonarono e cantarono un botto di artisti italiani.
Io, la Sara, la Gabri e la Barbara (quest'ultima persa di vista quasi subito), riuniti per la prima volta per un concerto dai tempi dei Cure nella stessa location, decidemmo di presenziare per motivi diversi: io e la Gabri per Gianna Nannini (ogni commento è superfluo), la Sara per Edoardo Bennato (ha attraversato anche quella fase...) e la Barbara non si è mai scoperto, dato che non mi sembra di ricordare che ci fossero i Litfiba o i CCCP, le uniche realtà musicali italiane che lei ascoltasse.
Comunque, l'unica cosa degna di nota che ricordo del pre-concerto fu che mentre camminavamo intorno all'Arena, incrociammo Bobo Craxi. Ce ne accorgemmo tutti tranne la Barbara, che quando cominciammo a ridere ne volle sapere il motivo. Morale: cominciò ad insultare il Piccolo Craxi ormai distante una ventina di metri, con epiteti tipo: 'testa di cazzo', 'brutto stronzo', 'figlio di puttana'. Tutte rivolte con la caratteristica mano aperta.
Erano anni difficili.

Il concerto si consumò nell'attesa degli artisti preferiti. Per dare un senso al nome della serata RAF venne a più riprese insultato dal pubblico (Sara per prima). Finito il breve set di Bennato e della Gianna, uscimmo dal pubblico per non dover sopportare l'imposizione di cantanti non graditi.
E poi c'erano i PRESENTATORI, perché la serata andava in diretta su RAI2. E chi erano? Gegé Telesforo e Antonella Clerici. No, dico, Antonella Clerici.
Detto questo, non aggiungerei altro...




Visto con: Sara / Gabri (Barbara)

giovedì 20 gennaio 2011

3.1. 8 giugno 1989 - THE CURE - 2° parte

Eravamo dentro, eravamo di fronte al palco ed eravamo assieme.

Si era unito a noi un tizio il cui nome si è perso nella memoria (ma Barbara potrebbe colmare questa lacuna) che avevamo conosciuto nell'attesa di entrare.

Tra il pubblico avvistammo nientepopodimenoche i Depeche Mode, che in quelle settimane erano impegnati a Milano nelle registrazioni di 'Violator'. Parliamone.
Si era tranquillamente seduti a cercare di capire come ovviare all'impossibilità di accedere ad un cesso per 15 ore consecutive quando, come d'abitudine (lo scoprii in quell'occasione) un movimento improvviso di qualcuno sulla sinistra della transenna diede il via ad uno tzunami umano. Con uno scatto felino io e Barbara superammo chi ci si parava davanti e ci arpionammo alla transenna, le altre due poco dietro di noi.
Tra tanti casini avevamo la prima certezza della giornata: di lì non ci saremmo staccati. Questo valeva solo per me e Barbara però, che solidamente ancorati, ostacolavamo con gomiti tra le costole e una postura inamovibile tipo Sfinge, qualunque tipo di tentativo di inserirsi tra gli eletti del 'front-stage'. La prima fila è così: non si guarda in faccia a nessuno. Non esiste pietà, che tu sia basso o svenevole, gracile o asmatico. La prima fila non si cede, mai. Se stai male, fatti tirare fuori. Se sei basso, vatti a sedere sugli spalti; e la prossima volta, corri più veloci.

Così, stretti stretti, ci godemmo una lunga attesa, passata ascoltando inizialmente musica country (lo giuro: al concerto dei Cure, prima dell'inizio dei supporters, la musica in diffusione era COUNTRY) e a seguire i gruppi di spalla: ad aprire la parte live furono gli Shelleyan Orphan, band sconosciuta ai tempi, figuriamoci oggi. Malsopportammo il set in attesa del secondo supporter, che era il ben più famoso e apprezzato Marc Almond.

Nel frattempo la Gabri aveva gettato la spugna, abbandonandoci per andare sugli spalti.
Rimasti in tre, godemmo dello spettacolo fornito dall'ex voce dei Soft Cell (riunitisi poi parecchi anni dopo), nonostante la calca diventasse sempre più opprimente.
Niente però al cospetto di quello che ci attendeva con Robert Smith, Simon Gallup e gli altri sul palco. Con il sole che illuminava ancora l'Arena, entrarono sul palco pieno di fumo e attaccarono 'Plaisong', la prima traccia di 'Disintegration': ricordo perfettamente l'emozione di essere lì con le persone che più amavo al mondo; di fronte a noi Simon Gallup, coperto da un cappello a tesa larga, ci dava da subito prova della postura che da anni adoravamo: gambe divaricate, basso suonato ad altezza polpacci. Sulla sua sinistra Robert Smith, perfettamente iconografico nei sui capelli laccati, cerone, ombretto e rossetto sbavato vagava perso in quei pochi metri quadrati. Sul palco sembrava una bambola, quasi sempre immobile. Pochissimi sguardi rivolti al pubblico. Ma la sua voce e la sua chitarra … erano un connubio indescrivibile.
Sentire finalmente le canzoni che conoscevo, reinterpretate in concerto, fu una folgorazione.


Dopo forse 3 canzoni anche Sara diede forfait e ci abbandonò. Restavano solo io e Barbara, stoici, sofferenti ma inamovibili.
Alla fine la sofferenza era quasi pari alla gioia dello spettacolo a cui stavo assistendo: ore e ore sotto il sole, la ressa e il pogo che a due passi dietro me non faceva che spingermi contro la transenna ad ondate regolari, mi portarono al limite della sopportazione.
Durante i bis, a causa dei dolori al costato dovuti alla pressione contro il metallo della barriera, mi dovetti girare di lato, col risultato di ritrovarmi pugni e gomiti della gente intorno a me, saldamente infilati nello stomaco e nella schiena. Qualcosa di molto vicino ad un incubo.
Il finale lo ricordo interminabile, non ce la facevo davvero più a resistere. La canzone che chiuse la scaletta fu 'Faith', che per come stavo, mi parve durare delle ore. Probabilmente si trattò 'solo' di ¼ d'ora...

E poi tutto finì, lentamente la calca si diradò e ci ritrovammo noi 4 riuniti di fronte al palco, felici ma soprattutto distrutti, incapaci in quel momento di cogliere fino in fondo la portata dell'evento a cui avevamo assistito.
Per molti aspetti quel concerto fu la 'nostra Woodstock': ripensando alle centinaia di live a cui ho assistito sino ad oggi, non posso non prendere atto del fatto che quel concerto rimane il più debilitante, distruttivo e faticoso di sempre. Ma al quale va aggiunta quella speciale sensazione di unione e condivisione totale: non era solo 'divertimento', era essere nel luogo giusto, nel momento giusto, con persone che più 'giuste' non potevano essere.
Il dolore non contava più nulla.


Visto con: Barbara (Sara/Gabri)
Scaletta: plainsong /pictures of you / closedown /kyoto song / a night like this/ just like heaven / last dance /fascination street / cold / charlotte sometimes /the walk / a forest / inbetween days /the same deep water as you / prayers for rain / disintegration / lullaby / close to me / let's go to bed / why can't i be you /three imaginary boys / boys don't cry / faith

mercoledì 19 gennaio 2011

3. 8 giugno 1989 - THE CURE - 1° parte


The Prayer Tour
Arena Civica - Milano
Durata: 2h 30'
Visto con: Barbara (Sara/Gabri)
Prezzo: 31.000 Lire
Posizione: 1° fila
Sold-Out: No
Pubblico: 15000 p.c.





Ci siamo. E' venuto il momento di smettere di scherzare. Basta cazzate, canzoncine e infatuazioni adolescenziali.
Il momento è serio, perché vado a raccontare quello che per molti aspetti, non esclusivamente legati al live in sé, è stato il mio primo, vero, grande concerto. E che rimane ancora oggi una delle più sensazionali esperienze fatte in vita mia.

The Cure, Arena Civica di Milano. Un concerto a cui hanno partecipato, ho scoperto negli anni, molti amici che ancora non conoscevo.
L'8 Giugno 1989 io ero con le persone che ai tempi rappresentavano tutto ciò che mi importava nella mia vita: Sara, Barbara, Gabri.
Noi quattro, un piccolo gruppo che si era unito per superare come meglio potevamo l'adolescenza, che condivideva e sperimentava.
I Cure erano soprattutto 'cosa' di Sara e Barbara, ma le contaminazioni tra noi avvenivano a 360° e ciò che ascoltava uno, nove volte su 10 lo ascoltavano anche gli altri.
Poi Disintegration mi era esploso dentro. Un lavoro così eterogeneo, cupo senza essere deprimente, che rispecchiava fedelmente le mie emozioni di quegli anni. Una vera colonna sonora di fine anni '80.
Preparammo la giornata con dedizione. L'anno scolastico era finito da poche ore. Ci incontrammo la mattina intorno alle 9,30 con B. e G. all'Esselunga vicino a Romolo, per rifornirci di alcol e raggiungere S. a casa sua. Dovevamo carburare, non potevamo arrivare sobri, non era concepibile.
Dopo un tot di Martini Bianco bevuto a temperatura ambiente, prendemmo la metro direzione Lanza: purtroppo il movimento della vettura fece la prima vittima: uno di noi, non io, pensò bene di vomitare. Dio che schifo.
Ma nulla doveva e poteva fermarci.
Prima delle 11 am eravamo di fronte all'Arena, con la giusta dose di agitazione stemperata dall'evidente stato di ebbrezza.
Prima di metterci scomodamente seduti ad attendere l'apertura dei cancelli, con mio grande disappunto una delle mie compagne d'avventura si ostinò ad accompagnare degli sconosciuti senza biglietto a La Biglietteria (Corso Garibaldi) per scoprire che il giorno del concerto la prevendita viene sospesa, da sempre. Tempo perso inutilmente e agitazione in rapida ascesa.

La serenità la ritrovammo nella lunga attesa, passata seduti sul cemento e sotto al sole, ridendo dei dark più ortodossi che trascorrevano le ore a rinfrescare il cerone che colava e a disegnarsi ragnatele in ogni francobollo di pelle non coperto da indumenti neri.

Il primo dramma di una giornata lunga, emozionante ma decisamente impegnativa, si consumò intorno alle 16,30 quando si aprirono tutti i cancelli.
Tutti tranne il nostro. 6 ore sotto al sole di fronte al portone principale che si concludevano con l'annuncio che quel varco non sarebbe stato aperto.

Bestemmie a profusione. Nuove, colorite imprecazioni. Una breve corsa e ci infilammo concitati ed incazzatissimi nella fila a pochi metri da noi, che si incuneava in una porticina in cui si ammassavano centinaia di esseri bianchissimi tutti vestiti di nero. Nessuno fece caso o si preoccupò del fatto che ci eravamo infilati spudoratamente approfittando della calca: non c'erano transenne e noi, arrivati da ore, sentivamo il sacrosanto diritto di superare chiunque.
Le urla, le liti, le lacrime. Non so neanche come entrammo in quel piccolo varco. So solo che dopo una corsa sul prato mi ritrovai seduto in seconda fila, sulla destra del palco. Solo. Avvistai nell'ordine Barbara, Sara e Gabri.

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